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I tempi della crisi
Il divorzio dall┤Europa

    


Analisi di una crisi che tarda a passare e le risposte differendi dell┤Europa e degli Stati Uniti

La crisi della Lehman Brothers ha rilevato la fragilità del sistema finanziario che, lungi dal soddisfare le esigenze dell’economia reale, ha investito nella produzione di una vasta gamma di prodotti sofisticati diretti soprattutto ai grandi speculatori (i nuovi cattivi, ovvero i colletti bianchi), il cui scopo era arricchirsi rapidamente, sotto l’ipotesi errata che le queste attività (immobiliare e “commodities”) probabilmente non avrebbero abbandonato la tendenza al rialzo.

Non c’è bisogno di dilungarsi a proposito di dove ci ha portato questa sorta di finanza da casinò, è più simile a un gioco di piramide, dove spesso l´indizio chiave del successo è legato alla facilità di collocare rapidamente il prodotto aziendale (non molto tracciabile in quanto gli agenti finanziari stessi non sapevano che cosa c’ era dietro la confezione fiammeggiante , fino al punto di arrivare a vendere prodotti tossici ai migliori clienti). Da allora, è stato ripreso il dibattito sulla separazione tra banche d’ investimento e banche commerciali , qualcosa di già stabilito negli Stati Uniti quando il New Deal di Roosevelt e Clinton soppresse finanziamenti statunitensi durante il periodo di pressione da parte dei lobbisti (di seguito il graduale spostamento d’investimenti delle imprese verso London City).

Se è vero che Lehman Brothers negli Stati Uniti non significa ritorno alle origini, è anche vero che la legge Dodd-Franck sulla riforma finanziaria e della tutela dei consumatori, approvata nel 2010, crea un forte quadro di vigilanza e regolamentazione finanziaria, mettendo in evidenza la creazione dell’agenzia per la protezione finanziaria dei consumatori ( la responsabilità di assicurare la tutela degli investitori costringendo l´ uso di un linguaggio semplice e comprensibile per standardizzare i prodotti finanziari e combattere brutte pratiche bancarie).

Nel frattempo, l´Europa continua a guardarsi l´ombelico senza portare a termine riforme di ampia portata; infine, non risulta difficile immaginare che mani invisibili ostacolano ancora una volta qualsiasi iniziativa di progresso nella regolazione finanziera.

Detto ciò , Michel Barnier ( il super commissario per il mercato interno ) ha presentato questa settimana al pannello del Commissione una proposta sviluppa intorno a due basi : da un lato , evitare che le banche speculino contro il proprio portafoglio di investimenti industriali ( proprietary trading ) e , inoltre, la ( molto limitata ) separazione tra banca commerciale e banca d’investimento( sulla base della relazione di Liikanen , 2011) .

La proposta, che riguardasolo le cosiddette istituzioni sistemiche (oltre 30.000 milioni di euro di attività), si riferisce alla separazione degli investimenti aziendali e delle banche commerciali , come la BCE (attraverso la nuova competenza del supervisore unico) che potrebbe interferire solo in separazione delle attività quando rileva un grave rischio la stabilità finanziaria .

E tutto questo a scapito di compromessi intergovernativi futuri (nel prossimo quadro del Consiglio europeo) con la prospettiva di entrata in vigore entro il 2017 . Parafrasando Keynes : ci sono ragioni per pensare che i governi finanziari saranno migliori o semplicemente nel lungo periodo saremo tutti morti ?

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